Cimitero Acattolico di Roma

A due passi dalla Piramide Cestia, c’è un piccolo gioiello profano, a ricordarci che siamo tutti di passaggio: è il Cimitero Acattolico di Roma, quello dove – tra gli altri – sono sepolti i poeti John Keats e Percy Bysshe Shelley. Ma anche Antonio Gramsci e Carlo Emilio Gadda.

Qui, tra statue di angeli addolorati e una comunità ben nutrita di gatti, troverete sicuramente la pace (non eterna!). Costruito agli inizi del 18° secolo, questo cimitero era destinato ad ospitare le salme degli estranei non cattolici che non potevano essere sepolti in terra romana. E’ un’oasi di pace lontano dal trambusto delle strade romane.

Dal momento che le norme della Chiesa cattolica vietavano di seppellire in terra consacrata i non cattolici – tra cui i protestanti, gli ebrei e gli ortodossi – nonché i suicidi e gli attori, questi, dopo morte, erano “espulsi” dalla comunità cristiana cittadina e inumati fuori dalle mura (o al margine estremo delle stesse).

Le inumazioni avvenivano di notte per evitare manifestazioni di fanatismo religioso e per preservare l’incolumità di coloro che partecipavano ai riti funebri. Un’eccezione venne fatta per Sir Walter Synod, che nel 1821 riuscì a far seppellire la propria figlia in pieno giorno e, per farsi tutelare da incursioni di fanatici, si fece accompagnare da un drappello di guardie.

 

 

Un cimitero dedicato agli attori, ad esempio, era fuori Porta Pinciana, dove adesso corre via del Muro Torto; il cimitero degli ebrei invece era sulla collina dell’Aventino di fronte al circo Massimo – ora vi si trova il roseto comunale.

Nel XVIII secolo e nel XIX secolo la zona del cimitero acattolico era chiamata “I prati del popolo romano”. Si trattava di un’area di proprietà pubblica, dove si pascolava il bestiame, si conserva il vino nelle cavità createsi nel Monte dei cocci, dove i romani andavano a svagarsi. Dominava il tutto la Piramide di Caio Cestio che da secoli era uno dei monumenti più visitati dell’Urbe.

Furono gli stessi acattolici a scegliere quei luoghi per le sepolture e ciò fu loro consentito da una deliberazione del Sant’Uffizio che nel 1671 acconsentì che ai “Signori non cattolici” cui toccava di morire in città venisse risparmiata l’onta di trovare sepoltura assieme alle prostitute e ai peccatori nel cimitero del Muro Torto.

 

 

La prima sepoltura di un protestante di cui si abbia notizia – ma altre dovettero quasi certamente precederla – fu quella di un seguace del re esule Giacomo Stuart, dal nome di William Arthur, che morì a Roma dove era giunto per sfuggire alle repressioni seguite alle sconfitte dei giacobiti in Scozia.

Seguirono altre tumulazioni, che non riguardarono solo cortigiani del sovrano Stuart che si era intanto stabilito a Roma. Il cronista Francesco Valesio riporta per il 1732 la notizia che il tesoriere del re d’Inghilterra, William Ellis, fu sepolto ai piedi della Piramide, accennando ad un uso consolidato. Nel tempo l’area aveva infatti acquisito la qualifica di cimitero degli inglesi, anche se i sepolti non provennero solo dal Regno Unito.

Le prime sepolture non furono evidenziate da alcuna memoria sepolcrale, che presero ad essere realizzate nella seconda metà del ‘700.

 

 

Così ad esempio avvenne per quella di uno studente di Oxford, chiamato Langton, morto nel 1738 a 25 anni battendo violentemente la testa cadendo da cavallo. Secondo una diceria, Langton tenne un colloquio con il papa, nel quale espresse il desiderio di essere sepolto a Roma presso la Piramide Cestia. Quando, nel 1928, si tennero degli scavi presso la Piramide Cestia, fu ritrovata la tomba di Langton, con la stessa iscrizione che ora è apposta sulla sua lapide.

Per quanto molti abbiano creduto di individuare concessioni papali, il sepolcreto si sviluppò senza alcun riconoscimento ufficiale e solo alla fine del ‘700 le autorità presero ad occuparsene: ad essere investiti di funzioni furono le autorità laiche nella figura dei Conservatori del Campidoglio e quelle ecclesiastiche, Vicario di Roma e Vicegerente. Controlli assai blandi per la verità e solo negli anni Venti del XIX secolo il Governo incaricò un custode di sorvegliare l’area e le funzioni cimiteriali.

Il disinteresse pubblico era soprattutto determinato dal fatto che nella mentalità corrente, ove i cattolici concepivano la sola sepoltura nelle chiese, la disponibilità di un cimitero che prevedeva tumulazioni nella nuda terra non veniva considerata un privilegio.

 

 

Nel 1803 fu sepolto uno dei figli di Guglielmo von Humboldt, un ministro di Prussia presso la Santa Sede, che aveva chiesto un appezzamento di terreno per seppellire sé stesso e i suoi familiari. Questo terreno, che anticamente era delimitato, si trova ora all’interno dell’area cimiteriale e sono rimasti alcuni pilastri della recinzione. Successivamente vi trovò sepoltura anche la moglie del ministro.

All’inizio del XIX secolo nell’area cimiteriale sorgevano solo degli agrifogli, e non vi erano altri ripari per le tombe sparse nella campagna, ove pascolavano le greggi. I cipressi che adornano il cimitero sono stati impiantati successivamente.

Negli anni Venti dell’Ottocento la parte originaria del sepolcreto fu chiusa e si provvide alla realizzazione di un nuovo “recinto”, delimitato oltretutto da mura, che fu poi seguito da altre estensioni.

Nel 1824 venne fatto erigere un fossato che cingeva la parte antica del cimitero. Anticamente erano vietate le croci o le iscrizioni, come in tutti i cimiteri acattolici, perlomeno fino al 1870. Nel 1918 furono vietate le inumazioni.

 

 

Da tempo vi sono tombe comuni suddivise per nazioni: Germania, Grecia, Svezia e Romania (destinata ai romeni ortodossi apolidi).

Al 2011 la custodia e la gestione del cimitero era affidata alle rappresentanze straniere in Italia.

I grandi, centenari cipressi, il prato verde che circonda parte delle tombe, la bianca piramide che svetta dietro la recinzione di mura romane, insieme ai gatti che prendono il sole e passeggiano indisturbati tra le lapidi redatte in tutte le lingue del mondo, conferiscono a questo piccolo cimitero uno stile inimitabile. Come d’uso solitamente nei cimiteri anglosassoni, sono assenti fotografie sulle lapidi.

Sepolture di italiani

Come indica il nome ufficiale, il Cimitero acattolico di Roma è destinato all’estremo riposo in generale dei non-cattolici stranieri, senza distinzione di nazionalità. Per lo spazio esiguo a disposizione e per mantenere intatto il carattere del luogo, solo eccezionalmente viene concessa la sepoltura a italiani illustri che, per la cultura alternativa espressa in vita (“straniera” rispetto a quella dominante), per la qualità della loro opera, o per le circostanze della vita siano stati in qualche modo “stranieri” nel proprio paese. Tra loro, i politici Antonio Gramsci (poiché marito di una donna russa) e Emilio Lussu e altri che hanno ricevuto la concessione, come lo scrittore e poeta Dario Bellezza, gli scrittori Carlo Emilio Gadda e Luce d’Eramo, e pochi altri. Attualmente è molto raro che si aggiungano nuove sepolture anche per gli stranieri.

John Keats

Tra le numerose tombe di personaggi celebri è da ricordare quella del poeta inglese John Keats (1795-1821). Keats morì a Roma di tubercolosi.

Il suo epitaffio, che non lo cita per nome, fu commissionato dai suoi amici Joseph Severn e Charles Armitage Brown: «Questa tomba contiene i resti mortali di un GIOVANE POETA INGLESE che, sul letto di morte, nell’amarezza del suo cuore, di fronte al potere maligno dei suoi nemici, volle che fossero incise queste parole sulla sua lapide: “Qui giace uno il cui nome fu scritto sull’acqua”».

Poco distante, una lastra marmorea, in risposta a questa frase mostra la seguente: Keats! Se il tuo caro nome fu scritto sull’acqua, ogni goccia è caduta dal volto di chi ti piange.

L’amico di Keats, Joseph Severn, nelle sue lettere indica con esattezza la data e l’ora della morte di Keats. Il poeta sarebbe morto intorno alle undici della sera del 23 febbraio 1821. L’iscrizione sulla sua tomba, tuttavia, riporta la data del 24 febbraio 1821; non si tratta, però, di un errore dell’incisore.

A Roma, in quel periodo, il nuovo giorno iniziava nel momento in cui, la sera, le campane suonavano l’Ave Maria, e in tutte le chiese veniva cantato o recitato l’Angelus. Questo avveniva all’incirca mezz’ora dopo il tramonto, quindi anche l’inizio del canto poteva variare a seconda del periodo dell’anno.

Severn si attenne al metodo inglese di calcolare l’inizio del giorno, mentre per le autorità romane il giorno del 24 febbraio era già iniziato quando Keats morì, e perciò la data del 24 venne registrata nei documenti ufficiali.

Percy Shelley

 

Shelley (1792-1822) fu un poeta inglese che annegò nell’affondamento del suo vascello al largo della costa tirrenica fra Portovenere e la Toscana e fu cremato sulla spiaggia vicino a Viareggio, là dove le onde avevano spinto il suo corpo. Le sue ceneri furono sepolte nel cimitero protestante; il suo cuore, che il suo amico Edward John Trelawny aveva strappato dalle fiamme, fu conservato dalla sua vedova, Mary Shelley, fino alla sua morte e fu sepolto con lei a Bournemouth. L’epigrafe, in riferimento alla sua morte in mare, riprende tre versi del canto di Ariel dalla “Tempesta” di Shakespeare: Niente di lui si dissolve ma subisce una metamorfosi marina per divenire qualcosa di ricco e strano.

Tomba di Elisabeth Wegener-Passarge

In una nicchia ricavata nelle Mura Aureliane si trova il sarcofago di Elisabeth Wegener-Passarge (1884-1902), ragazza tedesca morta di tifo all’età di diciotto anni. Era fidanzata (o forse sposata) con lo scultore tedesco Ferdinand Seeboeck, che scolpì egli stesso il sarcofago. L’epigrafe è in lingua italiana e tedesca: I gentili tratti nobili/ Immortalò in questo marmo/ Il fidanzato. / Ferdinand Seeboeck

La fanciulla è ritratta addormentata al capezzale, con le gambe coperte da un lenzuolo, vestita con un corpetto ricamato. La mano sinistra è posata semichiusa sotto il petto. Spesso i visitatori del cimitero sono soliti lasciare un fiore nella mano sinistra della statua. Ciò pare essere legato ad una tradizione secondo cui la ragazza defunta esaudisca un desiderio a chiunque le offra in dono un fiore.

Come arrivare

 

 

Se temete le atmosfere troppo quiete, niente paura: il Cimitero Acattolico si trova a Testaccio, quartiere famoso per la sua movida notturna! Indirizzo: Via Caio Cestio, 6. Aperto tutti i giorni dalle 9:00 alle 17:00, la domenica dalle 9:00 alle 13:00. Ingresso 3 €.

 

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