Villa Lante a Bagnaia

In provincia di Viterbo nel comune di Bagnaia c’è Villa Lante, uno dei più famosi giardini manieristici italiani risalenti al XVI secolo. Si compone di due casini simmetrici e da un giardino caratterizzato da giochi d’acqua, cascate, fontane e grottini sgocciolanti. Nel 2011 la Villa è stata votata come Giardino più bello d’Italia. Anche questa Villa è stata utilizzata per girare scene dei Giardini Vaticani come quelle che ritraggono i cardinali passeggiare, pregare e conversare.

Storia

Villa Lante a Bagnaia, frazione di Viterbo è, assieme a Bomarzo, uno dei più famosi giardini italiani a sorpresa manieristici del XVI secolo.

La Villa, di proprietà dello Stato italiano, dal dicembre del 2014 è gestita dal Polo Museale del Lazio.

Pur in mancanza di documentazione contemporanea, la sua ideazione è attribuita a Jacopo Barozzi da Vignola. Per chi vi arriva dopo aver appena visitato Palazzo Farnese a Caprarola la prima notevole impressione è la differenza tra le due ville del Vignola, pur erette nella stessa area, nello stesso periodo, e nello stesso stile architettonico: le somiglianze fra i due monumenti sono poche.

Nel 2011 è stata votata “Parco più bello d’Italia”. Nel 2014 le viene dedicata una moneta commemorativa in argento dal valore nominale di 5 euro, inserita nella serie “Ville e giardini d’Italia”.

La costruzione cominciò nel 1511, ma fu portata a termine intorno al 1566 su commissione del cardinale Gianfrancesco Gambara. La villa è conosciuta come “Villa Lante”. Tuttavia non ha acquisito questo nome se non quando, nel XVII secolo, passò nelle mani di Ippolito Lante Montefeltro della Rovere, I duca di Bomarzo, quando la costruzione aveva già 100 anni di vita.

Architetture

Ingresso

L’ingresso monumentale alla Villa, oggi non utilizzato, era già presente nel progetto iniziale, così come mostra l’affresco visibile nella Loggia della Palazzina Gambara. Nel corso dei secoli ha subito diverse modifiche tra le quali la collocazione sulla facciata dello stemma della famiglia Lante della Rovere, che ebbe in enfiteusi la Villa dal 1656.

Una volta poste le spalle all’antico ingresso, davanti agli occhi del visitatore si apre la panoramica della Villa.

Da qui inizia il percorso fisico e spirituale che si adagia in senso assiale lungo il pendio naturale abbellito dalle numerose fontane.

Tale ascesa presenta un’affascinante corrispondenza con gli esercizi spirituali di Sant’ Ignazio di Loyola ed in particolare con i dettami della Prima Annotazione.

I due casini

Dalla sobria piazza all’estremità superiore di un villaggio senza pretese, una rampa di gradini curvi conduce a un arco pesantemente bugnato. Le costruzioni della piazza mostrano, nelle loro antiche facciate, stemmi papali e cardinalizi in pietra logorata dal tempo. Passando attraverso l’arco si incontra la prima sorpresa: non vi è alcuna villa.

Villa Lante si compone infatti di due casini, pressoché identici, anche se costruiti da proprietari diversi in differenti periodi, separati da 30 anni.

Le due costruzioni quadrate hanno un piano terra ad arcate bugnate, o logge, che sostengono il piano nobile sovrastante. Ciascuna facciata, su questo piano, ha esattamente tre finestre, che alternano frontoni curvi o a punta. Ciascuna finestra è divisa da coppie di paraste. Un piano superiore è appena accennato da piccole finestre rettangolari, del tipo mezzanino, che si aprono in posizione corrispondente rispetto quelle del piano nobile.

Ogni casino è sormontato da un torrino o lanterna, che si erge sulla sommità del tetto di tegole spioventi. Questa elaborata lanterna quadrata ha due paraste, e alcune finestre, sia vere che cieche.

Ciascuno di questi casini, nel loro severo stile manierista, fu costruito da distinti e scollegati proprietari. Villa Lante fu dapprima commissionata dal cardinale Gianfrancesco Gambara che diede il proprio cognome al primo casino.

Sembra che i lavori di costruzione siano iniziati nel 1566, del casino che si incontra sulla destra entrando. Si pensa che Gambara abbia commissionato al Vignola il progetto (la villa è attribuita unicamente a lui), l’avvio dei lavori e il disegno dei giardini che l’hanno resa giustamente famosa. Il primo casino e il giardino superiore furono in breve completati, ma i lavori rimasero sospesi per tutto il resto della vita del cardinal Gambara.

All’interno conserva meravigliosi soffitti a cassettoni, stucchi ed affreschi pregiati, alcuni raffiguranti Villa D’Este, il Palazzo Farnese di Caprarola, il Palazzo di Capodimonte e Villa Lante come era all’origine.

Dopo la morte del Gambara, avvenuta nel 1587, gli succedette quale amministratore apostolico di Viterbo, il nipote diciassettenne di papa Sisto V, il cardinale Alessandro Peretti di Montalto. Fu lui, poco più che un bambino, a completare il progetto a Bagnaia e a costruire il secondo casino.

I due casini differiscono molto negli affreschi: pittura paesaggistica nel casino Gambara, mentre gli affreschi del casino Montalto, realizzati da un artista più tardo, sono in uno stile più classicheggiante.

Nel casino Gambara gli affreschi delle logge a volta esibiscono una profusione di colore che sottolinea il dettaglio architettonico, mentre nel casino Montalto l’ambiente principale di ricevimento è decorato con una combinazione di affreschi e intonaco modellato, quasi un trompe-l’œil.

La straordinaria particolarità di Villa Lante è insita nella predominanza del giardino rispetto all’opera architettonica: i due casini sono simmetrici rispetto all’asse centrale del giardino che domina l’intera composizione attraverso il percorso d’acqua.

L’architettura dei casini costruiti simmetricamente sul clivio alla fine di un terrazzamento all’interno di Villa Lante risulta assai più elegante e semplice rispetto alle coeve villa d’Este e palazzo Farnese di Caprarola e risente del modello bramantesco del Belvedere da cui Vignola trasse evidentemente diretta ispirazione riprendendo dalla precedente esperienza di Caprarola alcuni elementi del Casino del Barco ma lasciando assai più spazio al giardino che a Bagnaia svolge il ruolo di protagonista.

La decorazione interna venne terminata in tempo per la visita di Gregorio XIII nel 1578, il programma e la direzione dei lavori è attribuita a Raffaellino da Reggio, già presente nel palazzo Farnese di Caprarola.

Questa dipendenza del cardinal Gambara dalla ben più potente famiglia Farnese è sottolineata da tutta la realizzazione della sua residenza di Bagnaia e ritorna espressa sulle pareti della loggia del primo piano ove sono rappresentati paesaggi di Caprarola con il palazzo Farnese e la villa del Barco insieme ad una veduta di villa d’Este e di Villa Lante a Bagnaia.

Tematicamente legate a questa celebrazione delle famiglie Farnese, Este e Gambara sono anche le pitture della volta che rappresentano la nascita di quattro costellazioni secondo la Poetica astronomica di Igino e in relazione alle tre sopracitate famiglie: sopra la veduta di Villa d’Este Ercole e il dragone nel giardino delle Esperidi raffigura la nascita della costellazione del serpente; sopra palazzo Farnese a Caprarola Orione e lo scorpione sono entrambi legati a una costellazione; sopra il Barco Giove sconfigge i giganti accompagnato dall’aquila (una impresa dei Farnese era costituita dal fulmine con cui Giove uccise i Giganti); infine sopra Villa Lante Ercole uccide l’Idra e con essa un granchio giunto in aiuto del mostro (in riferimento alla costellazione del cancro ma anche al gambero, simbolo del cardinale).

Nell’insieme dunque la decorazione interna della loggia di Bagnaia sembra essere interamente improntata ai precedenti modelli del salotto di Villa d’Este e della sala di Ercole a Caprarola, ma l’esterno differisce per un maggior ordine spaziale che fa perno su un asse centrale sottolineato da una cordonata da cui scende l’acqua, da un tavolo marmoreo e infine dalla fontana con grande vasca posta al centro del primo terrazzamento ed ideata secondo modelli antichi come una sorta di laghetto con isola centrale.

Il cardinale Giovan Francesco Gambara, discendente da una nobile famiglia bresciana, grazie alla protezione dei Farnese (la madre era la vedova di Ranuccio Farnese), ottenne il titolo di Vescovo di Bagnaia nel 1566 ma prese possesso solo nel 1568 e immediatamente progettò la realizzazione della sua Villa Lante a Bagnaia richiedendo ai Farnese il servizio del loro architetto Vignola. Già nel 1573 il cardinale poteva risiedervi ma i lavori proseguirono fino al 1578 (come ricorda la data apposta su di un fregio del casino detto Palazzina Gambara), data della visita di Gregorio XIII.

Graticola di San Lorenzo

L’immagine della graticola è scolpita nella chiave di volta del portale principale della Palazzina Gambara.

San Lorenzo, uno dei protomartiri della Chiesa Cristiana, fu arso su una graticola perché rifiutò di dare i soldi della comunità cristiana al prefetto della città di Roma.

Il suo martirio è solitamente proposto come esempio di fedeltà alla Chiesa. Tali vicende sono affrescate nella Camera a lui dedicata nel primo piano della Palazzina Gambara  e si accompagnano a quelle del martirio di santo Stefano. La celebrazione della vita e del martirio dei due Santi, come esempi sommi di Fede, è un tema che il cardinal Gambara aveva voluto esprimere anche nella Fontana del Quadrato o dei Mori, all’inizio del percorso fisico e spirituale che si svolge nei giardini esterni. La graticola è, quindi, l’immagine simbolica che allude alla figura di un cattolico esemplare, fedele fino alla morte a Cristo e alla sua Chiesa.

Il cardinale Gambara, particolarmente devoto a san Lorenzo, promuoverà il restauro del Duomo dedicato al Santo nella città di Viterbo e disporrà un lascito testamentario per  la chiesa di san Lorenzo in Panisperna che sorge a Roma sul luogo del martirio.

Giardini

L’acqua nasce da un trionfo di geometrie disegnate da siepi sempreverdi e statue di peperino e segue un percorso che crea bacini e giochi d’acqua particolari.
Da segnalare anche una tavola di peperino con un fresco ruscello che l’attraversa nel mezzo per tenere freschi frutta e verdura durante i pasti degli antichi proprietari (detta mensa del cardinale).

Il Giardino di Villa Lante è così un luogo incantato creato e voluto da un potente cardinale in nome della supremazia dell’uomo sulla natura. Chiusa in un rigoroso dedalo geometrico opera dell’architetto Jacopo Barozzi da Vignola, Villa Lante fu costruita nella seconda metà del Cinquecento per volere del cardinale Gambara, a ridosso di un bosco già riserva di caccia.

La Villa è attraversata longitudinalmente da un ruscello che sgorga in alto dalla roccia e segue il pendio del terreno, sfruttandone i dislivelli e raccordandoli con terrazze e fontane fino a placarsi nel quadrato della fontana dei Mori.

I giardini di Villa Lante

Sopra il parterre principale il visitatore può inerpicarsi attraverso querce, lecci e platani, scorgendo fontane e sculture che si aprono attraverso inaspettati scorci, e rivedendole ancora in contesti inattesi.

Si arriva quindi al primo dei giardini a terrazza ascendenti: qui, alloggiata tra due scalinate in pietra, vi è la Fontana dei Lumini, una fontana circolare a gradini; sul ballatoio di ciascun gradone, da fontane più piccole a forma di lucerne ad olio sgorgano piccoli zampilli d’acqua. Arbusti fioriti di camelie, e di altre ericacee, aggiunti nel XIX secolo, risplendono nell’ombra di questa terrazza.

Sulla terrazza successiva, vi è un enorme tavolo di pietra con acqua che scorre nel suo centro. In questo posto, il cardinal Gambara intratteneva i suoi ospiti con picnic. Sulla terrazza vi sono ancora altre fontane, che riproducono divinità fluviali.

Al di sopra vi è un’altra terrazza, contenente la catena d’acqua un gioco d’acqua che il Vignola aggiunse a molti giardini del XVI secolo. Visibile anche a Villa Farnese e Villa d’Este, questo ruscelletto di cavità scende in cascata al centro dei gradini per concludersi in fondo alla terrazza.

Sulla successiva terrazza superiore vi sono ancora fontane e grottini, e due piccoli casini che fanno da cornice ad altre fontane completando una composizione conosciuta come ‘teatro delle acque’.

Questi piccoli casini, come i loro omologhi più grandi sulla terrazza inferiore, hanno un disegno particolare, probabilmente anch’esso del Vignola, con logge aperte sorrette da colonne di ordine ionico. Esse reggono il nome del cardinale Gambara scolpito sulla cornice.

Uno dei casini dà accesso a un piccolo giardino segreto, un giardino di siepi e topiarie, con una linea di colonne che gli conferisce un’atmosfera quasi melanconica.

Un piano prospettico del 1609 mostra un’area boscosa con cammini e vedute verso gli obelischi, e un labirinto.

La fontana di Pegaso

I giardini costituiscono l’attrazione principale di Villa Lante, specialmente i giochi d’acqua, dalle cascate alle fontane ai grottini sgocciolanti. Questa armonia di acque e la perfezione del suo flusso fu raggiunta solo quando l’architetto chiamò a sé, da Siena, uno specialista di architettura idraulica, Tommaso Ghinucci con il compito di supervisionare il progetto idraulico. Fu consultato anche il noto architetto di giardini Pirro Ligorio, ma è il genio di Ghinucci che fluisce e rivive ancor oggi nei suoi giardini.

Entrando da questo arco bugnato nella piazza del villaggio, lasciandosi dietro la polverosa arida e popolosa piazza, si entra in un mondo diverso, fresco, pulito e verdeggiante. Il primo confronto è il Quadrato, un parterre perfettamente regolare, realizzato una generazione prima dei primi parterre francesi allo Château de Saint-Germain-en-Laye e a quello di Fontainebleau: il contrasto tra la piazza paesana in basso e la vista sul nuovo parterre doveva essere, in passato, ancor più sbalorditivo che oggi.

I casini gemelli stanno su un lato solo mentre gli altri tre lati del giardino sono delimitate da alte siepi di bosso. Nel centro, il piccolo arbusto di bosso è plasmato e modellato a formare motivi decorativi che circondano piccole fontane e sculture. Il tratto più caratteristico di questo parterre è la complessa fontana posta al suo centro, formata da quattro bacini, separati da cammini transennati, con i parapetti decorati con pigne di pietra e urne decorative che intersecano l’acqua.

Navicella

Gli archibugieri, inizialmente volti a guardare e a lanciare acqua verso la piramide, simboleggiavano sia gli attacchi della dottrina protestante alla Chiesa di Roma sia quelli dei turchi infedeli sconfitti nella battaglia di Lepanto dalla flotta della Serenissima nella quale militavano alcuni membri della famiglia Gambara.

La posizione delle navicelle nel corso dei secoli è stata modificata e attualmente gli spruzzi degli archibugieri sono rivolti verso le siepi del giardino.

Alcune fonti riferiscono che negli specchi d’acqua  il cardinal Gambara abbia fatto inserire sculture simili a draghi marini in occasione della visita di papa Gregorio XIII Boncompagni il cui stemma raffigura un drago. Si ritiene che queste sculture siano state tolte e ricollocate nella Fontana del Pegaso dopo essere state modificate con fattezze angeliche.

Fontana dei Mori del Giambologna

Al cuore del complesso, un bacino centrale contiene la celebre Fontana dei Mori del Giambologna: quattro mori, a grandezza reale, disposti a formare un quadrato attorno a due leoni; tengono in alto la montagna araldica sormontata dal getto della fontana in forma di stella, lo stemma dei Montalto.

Questo è il punto focale di questa insolita disposizione di casini e parterre. I Mori delimitano lo spazio che ci si aspetterebbe veder occupato da un grande palazzo affiancato dai due casini. Solo qui ci si rende conto che l’intero complesso è, nei fatti, una perfettamente pianificata composizione priva di ostentazione.

Qui il giardino non è concepito come una mera appendice o a, al più, un complemento, ma è parte integrale dell’originale concezione della villa nel suo insieme.

La fontana dei Mori, conosciuta anche come Fontana del Quadrato, svetta imponente al centro del parterre ed è stata pensata per essere il fulcro simbolico del percorso.

Le quattro figure di atleti (detti Mori per il colore scuro assunto dal peperino nel corso del tempo) che sostengono le pere e i monti sovrastati dalla stella, simboli del casato dei Peretti Montalto, furono introdotti in occasione della visita di Papa Clemente VIII nel 1597 dall’allora proprietario Cardinale Alessandro Peretti Montalto.

L’aggiunta dei quattro Mori e dei simboli del casato Peretti è andata a mutare il significato della struttura, originariamente legato alla prima Chiesa cristiana, e da quel momento  votata esclusivamente alla celebrazione del casato dei Peretti.

Lo sguardo viene inevitabilmente rapito dalle piccole siepi di bosso simmetricamente disposte a dar vita all’intricato disegno del labirinto. Lo splendido giardino all’italiana che si dischiude davanti agli occhi del visitatore vuole essere in questo caso una riproposizione, in dimensioni più ampie e percorribili, del simbolo della graticola di san Lorenzo riproposto anche nella fascia decorativa presente nel sottotetto della palazzina Gambara.

L’intrecciarsi delle siepi del giardino, che rimandano alla graticola quale strumento del martirio di san Lorenzo, e la struttura circolare della fontana, ispirata all’architettura della chiesa di santo Stefano Rotondo in Roma, vengono utilizzati, nel percorso fisico e spirituale immaginato dal Gambara, come simboli di estrema testimonianza di Fede e come chiave di accesso ad una vita di Grazia. Anche l’acqua che zampilla da questa complessa architettura è utilizzata come metafora di un percorso di purificazione che al termine del viaggio condurrà il visitatore alla Gerusalemme Celeste e alla salvezza.

La Fontana della catena

Una grossa quantità d’acqua defluisce e scende tumultuosa attraverso la Fontana della Catena, saltellando nell’inviluppo avvolto e concatenato delle chele di un gambero (emblema del Cardinale Gambara) come a costituire una catena d’acqua cristallina e sfociando nella Fontana dei Giganti, rappresentante i fiumi Tevere e Arno (ossia i buoni rapporti tra il papato di Roma e la famiglia Medici di Firenze) è l’età della ragione (o di Giove), in cui l’uomo è chiamato a lottare con le sue forze per dominare la natura.

La catena è formata da una cascata d’acqua che sgorga da un gambero e che scorre racchiusa tra due bordi di peperino che si annodano in volute agganciandosi le une alle altre, moltiplicazione delle chele del gambero.

La catena d’acqua inserita a Villa Lante per questa sua peculiare forma risulta essere ancor più originale rispetto ad analoghe fontane usuali nei giardini delle ville rinascimentali, come dimostra la catena d’acqua che fu inserita nei giardini alti di Caprarola.

La volontà e il desiderio del cardinal Gambara di sperimentare e di celebrare sé stesso nel percorso fisico e spirituale di ascesa al monte verso la Fontana del Diluvio viene sottolineata dall’aver posto  come origine della Catena un riferimento così manifesto di sé e della sua famiglia.

Fontana della Tavola (o Tavola del Cardinale)

Come a costituire, per un raffinato gioco di forme e trasparenze, una tavola con tovaglia cristallina.

La fontana chiamata Tavola del Cardinale si presenta come un lungo rettangolo di peperino incavato al centro allo scopo di accogliere fresche acque ove immergere cibi e bevande; la fontana era, infatti, utilizzata come  tavola in occasione di banchetti all’aperto.

Jacopo Barozzi detto il Vignola, architetto al servizio del cardinal Gambara, invitò Pirro Ligorio a creare un progetto per questa fontana; il Ligorio nel realizzarlo si ispirò alla tradizione classica riproponendo una forma architettonica già presente nella villa pliniana di Castel Fusano.

Fontana dei fiumi

La fontana dei Fiumi, chiamata anche Fontana dei Giganti, si offre come scenografico scenario alla fontana della Tavola del Cardinale.

Al visitatore suscita ancora oggi quel medesimo effetto di monumentale quinta teatrale che certamente accendeva lo stupore dei commensali della mensa del Cardinale.

Le potenti figure adagiate nella posa tipica delle divinità fluviali, sebbene non presentino attributi specifici se non le cornucopie, proposte come simboli della abbondanza arrecata dall’acqua, nell’inventario redatto nel 1588 per conto della Camera Apostolica divenuta all’epoca proprietaria della villa, sono identificate come personificazioni dei fiumi Arno e il Tevere.

Nel complesso percorso simbolico la presenza del Tevere, fiume di Roma, e dell’Arno, fiume di Firenze, trova la sua motivazione nel voler sottolineare il legame politico della famiglia Gambara con la Chiesa di Roma e con la famiglia de’ Medici che in segno di amicizia contribuì alla realizzazione del progetto del cardinale Gambara donando abeti per il barco.

Fontana dei Lumini

L’acqua riprende poi la sua corsa e va a zampillare nella Fontana dei Lumini, come a formare tante fiammelle di candele argentate.

La fontana è costituita da tre gradini posti a semicerchi sopra ai quali settanta sculture a forma di lumini gettano zampilli, illuminandosi non di fuoco ma di acqua. Davanti a questa suggestiva opera idraulica siamo invitati a riflettere ancora una volta su complessi significati simbolici: i «bollor di acqua» evocati da Fabio Arditio paragonano la forza purificatrice dell’acqua a quella del fuoco.

Ai lati della fontana vi sono logge e grotte, una dedicata a Venere e una a Nettuno, che ben si prestavano a pause e momenti di riflessione durante il cammino di ascesa.

La Fontana dei Delfini

L’acqua zampilla e prende varie forme nella Fontana dei Delfini, un meraviglioso insieme di vasche degradanti connesse da elementi scultorei, mascheroni, vasi e rilievi che rappresentano il regno di Nettuno e quindi la rappresentazione del dominio delle acque sulla Terra durante il Diluvio.

La Fontana del Diluvio

La fontana del diluvio (o Monte della Pioggia) fa scendere le sue acque gorgogliando e scrosciando tra rocce, caverne e vegetazione, da una sommità che rimanda ad una arcaica armonia tra uomo e natura che dentro Villa Lante a Bagnaia trova una simbiosi perfetta.

La massa d’acqua trasportata con un acquedotto dai Monti Cimini ricade dal pendio naturale, nascosto da arcate a finta roccia, nel bacino in cui nuotano delfini in peperino e da qui viene incanalata nell’impianto idraulico per alimentare le altre fontane della villa.

Due logge chiudono la quinta scenografica: recano sul fronte a caratteri ben chiari il nome del cardinal Gambara e sono affrescate sulle pareti interne con immagini delle Muse.

Alla sorgente dell’acqua purificatrice si affianca anche un’altra sorgente, quella della Poesia rievocata dalle Muse ispiratrici.

Come arrivare

 

Bagnaia è ben collegata al territorio circostante. La si può raggiungere:

Treno

Una vecchia linea ferroviaria congiunge Bagnaia a Roma: la Viterbo – Roma Nord.

Il viaggio in treno dura 2 ore e 30 minuti: si parte da Piazzale Flaminio passando per piacevoli e interessanti paesini della provincia di Roma e della Tuscia. Arrivati alle porte di Bagnaia dal treno si gode di una vista del tutto particolare del borgo e si scoprono piano piano le bellezze che una volta entrati in Bagnaia si vedranno da vicino.

Il treno è decisamente il mezzo più adatto per coloro che vogliono prendere una pausa dalla frenesia della città e immergersi senza fretta in paesaggi che cambiano con il mutare delle stagioni rimanendo allo stesso tempo pieni di fascino.

Autobus

Collegamenti Bus Cotral

Diverse sono le linee del Bus che fermano a Bagnaia. Certamente quella che parte dal piazzale antistante la stazione ferroviaria di Orte è la più comoda per chi proviene dalla Capitale. Bagnaia è anche facilmente raggiungibile dai paesini della Tuscia come Bassano in Teverina, Bomarzo, Gallese, Soriano nel Cimino, Vasanello.

Un consiglio: è bene controllare gli orari (Linea Orte – Viterbo ) perché sono soggetti a variazioni.

Collegamenti Azienda Trasporti Urbani ed extraurbani “Francigena”

La Francigena, linea urbana di Viterbo, rende Bagnaia facilmente raggiungibile. Il numero di bus è il 6 nei giorni feriali mentre nei giorni festivi è il 96F. Il capolinea di Viterbo è al Sacrario ma le fermate per prendere queste linee sono anche a P.zza Verdi, Viale R. Capocci, Viale Trieste, La Quercia, Viale Fiume.

Macchina

Da Roma

Si può percorrere la Cassia bis in uscita e una volta giunti a Monterosi si può scegliere tra l’itinerario tradizionale percorrendo la S.S. Cassia e l’itinerario panoramico imboccando la S.P. Cimina, seguire le indicazioni per Viterbo e poi quelle per Bagnaia.

Da Orte

Una volta lasciata l’autostrada A1 Roma – Firenze prendere la SS 675 direzione Viterbo ed uscire allo svincolo Bagnaia – Montefiascone direzione Bagnaia. Tempo di percorrenza 25 minuti.

L’ingresso al parco è gratuito. L’ingresso alla parte dei giardini e dei giochi d’acqua è a pagamento presso la biglietteria all’entrata. Aperta tutti i giorni tranne il Lunedì. Comunque per conferma e per informazioni tel.0761-288008 (biglietteria di Villa Lante).

 

Comments